venerdì 1 maggio 2020
Recensione "IL CASTIGO" di GENNARO CARRANO
giovedì 30 aprile 2020
Titolo: Tra versi e righe
Autore: Alessandro D'Amico
Formato: Formato Kindle
Dimensioni file: 2322 KB
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
Sinossi:
Tra versi e righe è più di una semplice raccolta di poesie. Questo libro rappresenta il gradino successivo verso la strada dell'essere autore. Il breve racconto iniziale introduce il lettore ad una nuova collezione di emozioni che, nascendo dal cuore e dall'anima dello scrittore, sfilano dinnanzi agli occhi del lettore travolgendolo.
Cover Reveal "Step by step - Come creare e gestire un blog letterario" di Opinioni Librose Blog
Titolo: Step by step - Come creare e gestire un blog letterario
Autore: Opinioni Librose Blog
Editore: Self Publishing
Genere: Manuale
Formato: ebook/cartaceo
Data pubblicazione: Maggio 2020
Pagina facebook: https://www.facebook.com/opinionilibrose/
Instagram: https://www.instagram.com/opinionilibrose/
Twitter: https://twitter.com/OpinioniLibrose
Trama
Questa guida è utile per chi vuole condividere la passione dei libri e non sa da che parte cominciare per aprire e gestire un blog letterario.
Partendo dalla nostra esperienza, abbiamo pensato di raccogliere 10 consigli che vi aiuteranno a compiere i primi passi ed evitare errori. Esempi e suggerimenti pratici vi daranno una mano per creare una base di partenza solida e, dopo aver letto la nostra breve guida, il tempo e l’esperienza vi aiuteranno a gestire al meglio il vostro blog.
Gli autori che hanno collaborato alla realizzazione di questo libro sono: Alessia Bertaina, Cristina Origone, Costanza Placidi, Loredana Pensato, Maria Rita Citeroni, Monica Rosina Sorrenti, Tiziana Lia, Roberta Salis, Xhenete Kopani.
Estratti 1
La prima cosa che vi domandiamo, prima di mettervi a leggere il nostro manuale, è: “Siete sicuri di intraprendere questa strada?”.
Blog che si occupano di libri ce ne sono molti e, prima di aprirne uno, dovete sapere che è molto impegnativo e richiede dedizione. Dovete aggiornarlo e gestirlo nel migliore dei modi, siete certi di volerlo fare?
Se la vostra risposta è: “Sì!”, ma non sapete da che parte incominciare, questo manuale fa per voi.
Noi facciamo parte del Blog Opinioni Librose e, partendo dalla nostra esperienza, abbiamo pensato di raccogliere 10 consigli che vi aiuteranno a compiere i primi passi ed evitare errori. Ognuno di noi ha scritto un capitolo con esempi e suggerimenti pratici che vi daranno una mano per creare una base di partenza solida.
Estratto 2
La prima cosa che dovete fare prima di aprire un blog è chiedervi che obiettivi volete raggiungere, valutare il tempo che avete da dedicargli e le risorse economiche.
Aprire un blog, con tutti gli strumenti che la rete ci offre, non è complicato, ma avere le idee chiare sul vostro progetto è fondamentale e solo voi potete sapere il motivo che vi spinge ad aprirlo.
Una volta stabilite queste tre cose, dovete scegliere un nome che si distingua dagli altri e che vi rappresenti. Vi assicuro che non è facile, per la quantità dei blog e per la limitazione nell’usare parole come: “libro”, “book”, “love”, in quanto sono strausate. Fate una ricerca sui social e Google per vedere se esiste già il nome che avete deciso.
Una volta trovato il nome adatto, in base alle vostre risorse economiche, dovete decidere se comprare il dominio (il nome del vostro blog) e l’hosting (lo spazio web dove alloggia il vostro blog), oppure affidarvi a piattaforme gratuite che vi permettono di aprirlo senza spendere un centesimo.
Estratto 3
Entriamo nel vivo di ciò che un potenziale follower vuole trovare in un blog letterario: le recensioni.
Qualcuno potrebbe pensare che sia semplice parlare di un romanzo appena letto, ma l’insidia è dietro l’angolo. Un errore che si compie con molta facilità è spoilerare, ossia fare un riassunto della trama o riferire troppi dettagli che dovrebbero restare segreti per non togliere il gusto della sorpresa al lettore. In poche parole, regola n. 1: mai raccontare cosa accade.
mercoledì 29 aprile 2020
Cover Reveal "MORTI PARALLELE" di VALENTINO MEYNET
Recensione "FRAMMENTI DI FOLLIA" di NICOLA ROCCA - ENNEERRE
Avevo iniziato a leggere il libro tempo fa e l'ho ripreso nei giorni scorsi, leggendolo tutto d'un fiato.
Il libro comprende 18 racconti e quindi non vi farò un riassunto perché rischierei di parlarvene troppo.
Innanzitutto voglio iniziare partendo dalla frase d'apertura del libro che l'autore ha voluto inserire. Una frase che trovo molto bella di F. W. Nietsche che cita:
"C'È SEMPRE UN GRANO DI PAZZIA NELL'AMORE, COSÌ COME C'È SEMPRE UN GRANO DI LOGICA NELLA FOLLIA"
Il libro di racconti mi è piaciuto moltissimo. Dopo aver letto molti libri dell'autore, non posso che confermare la sua bravura. È un autore davvero molto bravo che attraverso le pagine di un libro ci fa "vivere" costantemente in un thriller carichi di adrenalina.
Sono molti i racconti che mi hanno catturata. Racconti in cui le molteplici storie sono narrate davvero bene.
"Un respiro profondo, poi trattieni il fiato per un paio di secondi e butta fuori... una pausa di due secondi e poi via, un altro respiro e il ciclo ricomincia..."
In ogni nuovo racconto che leggevo, cresceva a dismisura la mia stima nei confronti dell'autore. Il suo modo di scrivere è davvero affilato e diretto. È molto bravo a ingarbugliare ogni situazione e questo senza farti mai capire a cosa stai andando incontro. Racconti diversi tra loro con un'unica traccia che li lega: la perversione della mente umana, che all'interno di un thriller non deve mai mancare.
“Tutti abbiamo un lato oscuro. Tutti. Anche chi pensa di non averlo! Se frughiamo fino a raschiare con le unghie il fondo della nostra anima, sono sicuro che l’oscurità si palesa. Anche per coloro che si credono santi.”
Una serie di racconti davvero belli e coinvolgenti, con protagonisti diversi di volta in volta. Protagonisti irruenti, a volte quasi irreali, pazzeschi o che rientrano in quella normalità di cui facciamo parte tutti ma che, in un modo o nell'altro fuoriescono dall'ordinario, rendendo il libro speciale.
"Niente è come sembra. Tutti gli esseri umani hanno un lato oscuro e sinistro... e i più pericolosi sono quelli che, a detta degli altri, non ne hanno... di lati oscuri."
Le storie si dividono tra innocenti liti domestiche tra moglie e marito, sogni infranti nel cuore della notte e desideri nascosti, serial killer, omicidi, vendetta, amanti o nuove relazioni, inseguimenti, inganni e molto altro ancora ...
E tra frustrazioni, odio e amore si mescolano perfettamente sentimenti contrastanti.
Quando aveva capito che quel racconto sarebbe stato perfetto per essere inserito nel suo ultimo libro, aveva iniziato a buttar giù. Quello era proprio il racconto che stava aspettando da una vita: la storia di un amore che finiva a causa di un tradimento. E chi avrebbe potuto scriverlo meglio di lui, che lo stava vivendo sulla propria pelle? Aveva riportato per filo e per segno l’intero dialogo avuto con Jacob la settimana precedente. Pensava che potesse essere un buon inizio. Anzi, ne era certo.
A chi consiglio questo libro di racconti? A tutti coloro che amano i thriller e soprattutto a chi ama le buone letture.
Non vedo l'ora di poter leggere il nuovo libro dell'autore in uscita tra pochissimo, a maggio. Di sicuro sarà una delle mie prossime letture.
Nicola ti faccio i miei più sinceri complimenti perché sei davvero molto bravo e ti meriti davvero tutto il successo che stai ottenendo. Il genere thriller è la tua seconda pelle. Continua così perché scrivi davvero benissimo e ogni volta ci regali racconti o storie davvero molto intense.
Germana Pensieri Sconnessi
Segnalazione libri "De Opale Raptus" di Gavriel Sevil - "Tentare di emigrare nel XXI secolo" di Tiziana Lilo’ - "Lo scrittore solitario" di Nicola Ianuale
-"TENTARE DI EMIGRARE NEL XXI SECOLO" di Tiziana Lilo’
Biografia
Gavriel Sevrin è nato a Roma il 13 luglio 1990. Appassionato di disegno, videogiochi e chimica, la lettura è la sua passione più antica, che ha coltivato sin da piccolo. Ha sempre trovato il fantasy come suo genere preferito. De Opale Raptus è la sua prima opera, nonché il primo volume di una trilogia.
Periodo storico
La prima bozza di De Opale Raptus nasce stato un tema scolastico nel 2006, che poi si è evoluto pian piano negli anni sino a diventare un vero e proprio libro. Viene pubblicato per la prima volta nel luglio del 2019 in formato ebook su Amazon e nell’ottobre del 2019 in formato cartaceo dalla casa editrice Youcanprint.
Stile
L’autore si sofferma spesso nelle descrizioni degli ambienti, dei personaggi e dei loro pensieri ed emozioni. Cerca sempre di riportare il realismo in un mondo fantastico, in modo da rendere la storia quanto più veritiera possibile. Gioca molto sul mischiare generi all’apparenza distanti tra loro: sebbene sia un romanzo prettamente fantasy, le prime pagine sono in un contesto storico medioevale. Oltretutto, non appena si entra nel fantastico si ha subito un assaggio di fantascienza, elemento che ricorrerà molto sfumato ma onnipresente per tutta la storia.
Trama
Francesco Caldomartello è un giovane bibliotecario che vive una vita emarginata nella suo fiorente cittadella medievale. Viene coinvolto in un incontro notturno nella biblioteca dove lavora dalla giovane Elfa, la quale però lo trascinerà in un corridoio sotterraneo per fargli prendere una pietra molto particolare: l’Opalus. Una volta fatto, il giovane precipita in un buio inquieto e perde i sensi. Si risveglia al cospetto di un drago, che si presenta come Primum Experimentum. Gli racconta dei suoi creatori, i Creatores, creature quasi onnipotenti scesi dalle stelle che hanno creato una caverna dove nascondere le proprie creazioni dalla guerra imminente, per non tornare più. Il giovane umano viene portato al cospetto della Facultas Maxima, un concilio dove si incontrano i rappresentanti delle cinque razze che vivono nella caverna, ovvero gli Elphi, i Nani, i Centauri, i Minotauri e le Larvae. Costoro gli spiegano che tutte e cinque le razze derivano dalla mutazione dell’essere umano, fondendolo a volte con degli animali (vedi i Centauri, i Minotauri e le Larvae). Tuttavia, non sanno spiegare il motivo per cui il ragazzo è stato portato lì. Questi viene lasciato libero di vagare per la caverna, a patto di tornare a fine giornata per un importante incontro indetto da Primum Experimentum.
Scortato da un gruppetto di Elphi incontrati nel viaggio verso la Facultas Maxima, Francesco si addentra nelle terre degli Elphi e viene ospitato a pranzo dai loro rappresentanti, i Legati Elphorum. Viene però rapito dalla loro figlia, la quale mostra un atteggiamento estremamente sadico e aggressivo nel trascinarlo nelle sue stanze. Lì l’umano viene a contatto con una lama di cristallo nero dall’irresistibile fascino, ma lui riesce a ribellarsi e tramortisce l’Elpha, per poi nascondere il cristallo. Una volta risvegliatasi, l’Elpha si mostra disorientata e impaurita. In preda alle lacrime, confessa di aver ucciso altri Elphi, nonché la sua migliore amica, sotto l’influenza della gemma. Il ragazzo fa per allontanarla dalla stanza, ma lei ritrova la gemma. Lui la rinchiude lì dentro e scappa, avvisando i suoi genitori e dando loro consigli su come approcciare la figlia.
Una volta lasciate le terre degli Elphi assieme ai suoi nuovi compagni di viaggio, Francesco si addentra in quelle dei Nani. Una volta sventata una rissa tra gli Elphi che lo accompagnano e gli indigeni, viene accolto dai rappresentanti dei Nani conosciuti alla Facultas Maxima. Durante il pranzo, viene a sapere che le conoscenze dei Nani riguardo la metallurgia sono estremamente limitate, nonostante la loro dedizione in tale arte. Viene condotto alle forge e lì, essendo figlio di un fabbro, mostra loro come ottenere manufatti in metallo molto più resistenti. Esaltato e commosso da tale atto, il rappresentante dei Nani conduce il ragazzo nelle miniere abbandonate, dicendo di voler mostrare loro un segreto che non ha mai avuto il coraggio di confessare ad anima viva. Si tratta di sua sorella. O, per meglio dire, la sua sorellastra: si chiama Incognita, ed è nata da una storia segreta tra la madre di Austerus e un Elphus, è stata cresciuta dal fratellastro poiché la madre è morta di parto onde farla nascere in clandestinità. Ha vissuto la sua intera esistenza nascosta nelle miniere, sviluppando un astio profondo sia per i Nani che per gli Elphi. Grazie a Francesco, viene accettata dagli Elphi e messa sotto protezione dell’umano. Per ringraziarli, Incognita li porta in una caverna conosciuta solo da lei ricca di metalli grezzi. Attirato lontano dal gruppo, Francesco viene intercettato da Incognita che lo porta in un punto isolato. Lì Francesco sente una strana influenza, ma non riesca a capirne le origini. Incognita gli rivela un passato oscuro: ha anche lei avuto a che fare con una pietra molto simile a quella di Victima, che l’ha portata a consumare efferati massacri. Quando però ha rischiato di uccidere il fratello per colpa di quella gemma, ha deciso di disfarsene. Rosa dal senso di colpa e dal fatto di vedere il terrore di Francesco nei suoi confronti, decidere di compiere un atto estremo in modo da sfuggire da un’esistenza tanto grama.
Personaggi
Francesco Caldomartello: giovane bibliotecario insicuro, soprattutto con le donne, ma molto curioso e aperto di mente. Viene coinvolto in un viaggio involontario, in cui dovrà mettere alla prova tutte le qualità che crede di non avere.
Elfa: misteriosa e affascinante ragazza che coinvolge il giovane Francesco in un appuntamento galeotto, solo per poi trascinarlo con sé verso l’Opalus.
Primum Experimentum: enorme drago rosso che ha nidificato in una caverna ricca di tesori la quale ospita anche l’unica entrata alla Caverna Conservationis. Prima creatura progettata e creata dai Creatores a partire da un fossile, è il solo esemplare esistente della sua specie nonché unico testimone vivente degli orrori perpetrati dai Creatores. Grazie al suo antichissimo e vasto sapere, è l’unico a coprire il ruolo di Legatus a vita, anche se si tratta di una figura prevalentemente consultiva.
Austerus: Legatus Nanorum in carica. Possiede una personalità dura e burbera, residuo del suo passato di fabbro. Ha altresì un intelletto e uno spirito pragmatico particolarmente spiccati. La collaborazione e il consiglio di Voluntas lo hanno portato ad essere un Legatus rispettato dai suoi pari e amato dalle sue genti.
Victima: figlia dei Legati Elphorum. Venuta a contatto con una Gemma Obscura, è stata rapidamente soggiogata dalla sua malsana influenza che ha stravolto la sua personalità, isolandola da tutti e trasformandola nell’Elpha più pericolosa tra, e per, i suoi simili.
Incognita: sorellastra di Austerus, ha gli stessi capelli ramati del fratello e gli occhi color dell’acquamarina. Vittima di un passato turbolento e travagliato, è costretta a vivere nascosta nelle miniere più profonde delle Terrae Nanorum.
TITOLO: TENTARE DI EMIGRARE NEL XXI SECOLO
NOME: TIZIANA LILO’
CONTATTO EMAIL: tizianalilo@gmail.com
INEDITO: SI
GENERE: DIARIO DI VIAGGIO
ANNO DI AMBIENTAZIONE DELL’OPERA: 2008
INSTRAGRAM: @tentarediemigrarenelxxisecolo
URL PROFILO INSTAGRAM: https://instagram.com/tentarediemigrarenelxxisecolo?igshid=g5p4j3pxj1n3
IN VENDITA SU AMAZON E AMAZON KINDLE
BREVE SINOSSI:
Dopo anni di pensieri, parole, opere e omissioni, Tiziana e il boyfriend Damiano raggiungono l’obiettivo di partire per l’estero, alla ricerca di un luogo dove vivere in condizioni migliori rispetto a quelli che l’Italia offre.
La partenza è carica di aspettative e convinzioni, ma una volta nel paese straniero la vita da immigrati li obbliga a ridimensionarsi poiché la realtà non è facile, soprattutto perché lì si parla inglese!
Il diario di viaggio racconta le esperienze vissute nel 2008 (confessate in-/e consciamente) che mandano in confusione i due avventurieri, i quali faticano a capire se la scelta fatta sia quella giusta.
L’unica cosa certa è che stanno tentando di realizzare un sogno, bello o brutto che sia, e ciò non è da tutti… perché nella vita ci vuole coraggio, oltre a un pizzico di fortuna.
Da questa esperienza si impara molto sulla vita da espatriati, ma soprattutto si ha la conferma di alcuni luoghi comuni, come ad esempio: “Finché non vedi non credi”, ma soprattutto: “Chi fa da sé fa per tre”. Sempre e comunque.
L’obiettivo primario è quello di dimostrare che l'essere umano ha tutte le facoltà per raggiungere (o almeno, tentare di raggiungere) i propri sogni. L’importante è crederci veramente. E se quella vocina interiore continua imperterrita a consigliare di fare delle scelte, a volte anche drastiche, che vanno contro ogni corrente di pensiero che ci circonda (il riferimento è rivolto ai parenti e conoscenti), bisogna ascoltare lei, e non loro!
Restano invece esclusi dall’elenco gli amici, perché quelli dovrebbero essere sempre accondiscendenti riguardo a certe decisioni… altrimenti perché mai sono stati inventati?!
L’obiettivo secondario, invece, è quello di mettere le carte in tavola, rendendo pubblico tutto (ma proprio tutto!) quello che è successo in quei 220 giorni su suolo inglese, dimostrando che quel tempo non è andato perso. Insomma… anche stavolta IL DOVERE É STATO FATTO.
Una chicca: l’autrice, essendo una fan di Luciano Ligabue in quanto ritrova situazioni e sentimenti della sua vita nei testi di alcune canzoni, ha ottenuto nullaosta dalla Warner Chappell Music Italiana (a firma della Sig. ra S. Fiamingo) per personalizzare i titoli dei capitoli del libro attribuendogli frammenti dei testi scritti dal grande cantautore.
INCIPIT DEL LIBRO:
CAPITOLO 1 - VOGLIO UN MONDO ALL’ALTEZZA DEI SOGNI CHE HO.
• Martedì 22/01/2008
Dopo mesi di pensieri, progetti, disperazioni e paure, eccomi finalmente all’aeroporto di Orio al Serio, a Bergamo. Fortunatamente il volo è in orario perché non reggerei nemmeno dieci minuti di ritardo. Sono piuttosto ansiosa e ho passato la metà del viaggio in macchina che mi ha condotta fino a qui, piangendo. Non sapevo esattamente il motivo di quel comportamento, ma avevo un disperato bisogno di farlo. Forse perché ho salutato il mio gatto (Birba) con la consapevolezza che non lo rivedrò per un lungo periodo, o forse perché sto per realizzare finalmente il mio sogno... ma le riconosco: quelle erano lacrime di tristezza per la distanza che si stava facendo sempre più grande dalla mia casa, dai miei affetti, dalla vita che è stata fino a oggi.
Mio padre, alla guida, mi ha domandato il perché di quel pianto. <<Non so cos’altro fare.>> Ed era vero. Ormai non potevo fare nient’altro che lasciare sfogare le lacrime come un fiume in piena.
Erano due anni che io e il mio ragazzo, Damiano, ripetevamo di volercene andare.
Lontano da quel paesino fra le montagne dove siamo cresciuti, dall’ottusità di alcune persone che ti dicono cose che non vorresti sentire e senza che tu gliele abbia chieste, dai pranzi familiari tutti uguali, durante i quali si facevano identiche battute da anni. Lontano da quelli che si definiscono “amici” ma che in realtà ti chiamano soprattutto quando hanno bisogno. Lontano dai loro problemi, che spesso ci coinvolgevano. Insomma, eravamo stufi della noiosità di quella vita e di quelle vite dove l’obiettivo è avere un qualsiasi lavoro pur di guadagnarsi il minimo sindacale, sposarsi, fare un mutuo, mettere al mondo dei figli, con la frequente conclusione di ottenere un divorzio. Era forse questo il modo per diventare adulti? La mia vena cinica aveva detto no! Noi avremmo rotto le convenzioni e saremmo stati diversi. La routine non si sarebbe impossessata della nostra storia. Anzi, quest’esperienza l’avrebbe rafforzata, perché è proprio nei momenti più bui che si scopre quanto ci si ama.
Immaginavamo come sarebbe stato essere lontani chilometri e chilometri, solo io e lui. In un luogo nuovo e sconosciuto, all’estero. La nostra meta, infatti, sarebbe andata oltreconfine. Allontanandoci da quest’Italia che ci aveva esasperato con le sue truffe, gli sprechi, un governo che sfama un numero esagerato di politici, nessuno dei quali in grado di dirigere coerentemente il Paese e permettendo agli italiani di vivere serenamente. Io avevo il pallino per l’estero da anni quando, a causa della separazione dei miei genitori, i dodici mesi che avrei dovuto trascorrere come ragazza alla pari negli Stati Uniti, si erano ridotti drasticamente a tre. La voglia di fare un’altra esperienza oltremare era rimasta, radicandosi ogni giorno di più. Questa volta non ci sarebbero stati divorzi che mi avrebbero fatto preparare le valigie in fretta e rientrare per raccogliere i cocci. Avrei pensato soltanto a me stessa. Alcuni amici già allora mi avevano consigliato di non tornare, proseguendo per la mia strada. Credo, però, di avere un cuore e pertanto, saputo quello che stava accadendo, sfido chiunque a far finta di niente. Anche se alla fine non avevo ottenuto ciò che desideravo, non posso rimpiangere di non aver provato a farli ragionare per rimanere una famiglia unita, ma ormai ogni decisione era stata presa e la vita, come si suol dire, va avanti.
Decidere dove andare non era stato difficile. Il mio obiettivo è ancora l’America, ma un detto dice: “chi va piano, va sano e va lontano”, pertanto le cose devono essere progettate step by step. Quindi, primo passo: imparare l’inglese. E quale migliore nazione per studiare questa lingua se non l’Inghilterra?
Per un caso fortuito avevamo scoperto che la sorella del mio compagno aveva un amico, da poco trasferitosi in Gran Bretagna. Costui, a quanto diceva, si trovava in una città ricca di lavoro per tutti. Non ci abbiamo impiegato molto a convincerci che quella sarebbe stata la nostra meta: Newcastle Upon Tyne.
La scelta era stata supportata da evidenti segni del destino (è così che chiamo quegli indizi che creano delle situazioni positive, dimostrando che il tutto evolve a favore. Quando ogni pezzo si incastra come in un puzzle, la via è corretta. Al contrario, quando le situazioni divengono negative è meglio gettare la spugna e correre ai ripari perché la catastrofe potrebbe essere imminente!).
Gli elementi che ci avevano fatto capire quale direzione intraprendere erano stati: la presenza di un college rinomato e gratuito; la presenza di una conoscenza italiana e originaria del nostro paese, quindi un Aggancio, che ci avrebbe sicuramente aiutato. Inoltre c’era stato riferito che le tasse erano distribuite equamente come i guadagni, non esistendo l’enorme spaccatura come quella creatasi in Italia, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri. Per concludere, una compagnia low cost effettuava voli diretti Bergamo-Newcastle. Insomma: Dio salvi la Regina!
Al banco del check-in mi tornano in mente le motivazioni che ci hanno portato a essere qui in questo momento. Il nostro sogno si sta per realizzare.
Avendo a disposizione qualche minuto prima di oltrepassare i controlli della sicurezza, ci avviamo verso il bar e prendiamo posto a sedere nell’unico tavolino rimasto. Alla cassa un cartello avvisa della maggiorazione per il servizio al tavolo. In totale: due tè caldi e due birre in bottiglia costano a mio padre la modica cifra di 18.50 €. Neanche fossimo in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Fortuna che me ne vado da quest’Italia ladrona.
Sto sorseggiando il tè (che mi sta andando di traverso dopo aver sentito il prezzo che è stato pagato) quando mi squilla il cellulare. É mia madre: <<A che punto siete?>> <<Stiamo aspettando d’imbarcarci.>> <<Fate buon viaggio, in bocca al lupo e mandami un messaggio appena arrivate.>> Improvvisamente ho gli occhi colmi di lacrime. Le rispondo velocemente: <<Ok. Crepi. Ci sentiamo.>> e riattacco. Spero non abbia capito che avevo un nodo alla gola. Alzo lo sguardo e scopro i miei accompagnatori a fissarmi. <<Era la mamma.>> comunico facendo finta che quelle che stanno rigando le guance non siano lacrime. <<O santo cielo. Se questa è la tua reazione solo sentendo tua madre al telefono, chissà cosa farai con me che sono qui di fronte.>> <<Conviene che andiamo. Il vostro parchimetro è già scaduto da cinque minuti.>> ribatto come se non avessi sentito la battuta di mio padre.
Ci avviciniamo all’uscita. É giunto il momento dei saluti. <<Andate a farvi un giro al centro commerciale qui di fronte?>> domando per smorzare la tristezza. <<Credo di sì. Abbiamo percorso tutta questa strada, tanto vale sfruttare la cosa.>> risponde mio padre. Senza ascoltare la risposta e senza pensarci ulteriormente, lo abbraccio. Non resisto più, le lacrime cominciano a scendere come una diga a cui si sono rotti gli argini. Lui mi stringe a sé. <<State attenti e come vi ho già detto: siete la nostra speranza. Se ci fosse la possibilità di un trasferimento anche per noi, prepariamo le valigie e vi raggiungiamo. Qui ormai non si risolve più nulla, anzi! L’Italia andrà sempre peggio.>> Credo di non riuscire a superare questo attimo. Piango come una bambina alla quale è stata strappata dalle mani la sua bambola preferita. Le uniche parole che riesco a dire sono: <<Tu prenditi cura del mio Birba.>> <<Stai tranquilla, è in buone mani.>> e mi stringe ancora più forte.
Tento di staccarmi, anche se preferirei rimanere così per ore, e mi volto verso Antonella, la sua compagna. Anche lei è in lacrime. Come da copione in un telefilm americano, l’abbraccio. Contemporaneamente Dami sta salutando mio padre, il quale si raccomanda di aver cura della figliola. Non resisto e decido di abbracciarlo ancora, mentre un altro pianto scoppia più forte. <<Se non te la senti di fare questo passo, non sei obbligata.>> mi sussurra all’orecchio. Ha ragione, non c’è nessuno che mi sta puntando una pistola alla tempia, ma lo devo fare. Perché? Perché credo che la mia fortuna non sia dove ho vissuto fino a ora, credo che la vita ti dia sempre una seconda possibilità e che sia quella migliore, credo che una tale esperienza mi aprirà delle porte… ma devo ammettere che in questo preciso istante penso fermamente di essere una masochista. Il dolore che sto provando è inesprimibile. Ecco quello che sinceramente credo.
Decido finalmente di lasciarli andare. <<Vi mando un messaggio al nostro arrivo.>> sono queste le uniche parole che mi escono. Preferisco voltarmi e avviarmi verso il gate. Proprio non ce la faccio a vederli allontanarsi.
Gli occhi gonfi quasi m’impediscono di vedere la strada. Superati anche i controlli per i documenti, prendiamo posto nella sala d’attesa. <<Vado a prendere qualcosa da mangiare perché sarà tardi quando giungeremo a destinazione.>> dice Dami. <<Ti aspetto.>> e nel mentre mi asciugo le guance completamente bagnate. <<Piccola, mi dispiace vederti in questa condizione.>> <<Non preoccuparti. Per me prendi un panino qualsiasi.>> lo liquido. Mi stampa un bacio sulla fronte e si avvia verso il bar. Nell’attesa rimango immobile, con lo sguardo fisso verso un punto senza fine, insignificante, continuando con tranquillità a struggermi in quel dolore che sento vitale. Le persone intorno mi guardano di sott’occhio, incuriositi dal motivo di quelle lacrime. Differenti pensieri attraversano la mente, tutti rivolti alla figura di mio padre. Mi manca. Mi reputo una stronza per tutte le situazioni in cui me la prendevo con lui, quando mi arrabbiavo per delle questioni che solo ora considero banali, come il fatto che frequentemente strilla per il mio disordine, che dopo due anni non ha ancora finito di montare un mobile, che pur di risparmiare utilizza lampadine da 40 Watt per il lampadario di colore rosso della cucina, creando un’ambiente similare a quello di una camera oscura per lo sviluppo delle fotografie. Questa sensazione è stranissima. In un attimo, ciò che mi faceva incazzare dandomi lo stimolo a preparare i bagagli per andarmene lontano, non mi appare più così drastico. Quasi quasi lo richiamo per dirgli che non parto più. Solo l’idea mi fa già sentire meglio. Cerco di mantenere la razionalità limitandomi a fargli una telefonata. <<Mi sono dimenticata di dirti una cosa. Quando ieri sono andata dal nonno, mi ha salutato augurandomi di diventare subito ricca.>> gli dico imitando la voce da uomo. <<Avrebbe fatto meglio a evitare di dirti una frase del genere! Quando vado al casinò e mi augura buona fortuna, non vinco mai!>> mi sento rispondere. <<Però mi ha fatto ridere. Sai com’è fatto, è di poche parole ma quando apre bocca le spara grosse.>> <<Ti è passata la tristezza?>> mi domanda. <<Insomma…>> Il nodo in gola si è ripresentato, strozzandomi. <<Ti devo salutare.>> Eccomi: sono di nuovo una fontana. Uff. Che giornata. Eppure quando ero partita per l’America con la consapevolezza di vivere lì un anno intero, non ho versato una lacrima. É proprio vero. Più si diventa vecchi, e più si diventa molli.
Stiamo per salire sull’aereo. Nel tragitto con la navetta che ci conduce all’aeromobile continuo a guardare verso il parcheggio dell’aeroporto. Magari riesco ancora a vederlo. Sarebbe un segno del destino che non devo partire. Osservo attentamente, ma ci sono centinaia di macchine e la mia vista non è proprio come quella di un falco. Anzi, assomiglia a quella di una talpa.
Quando l’hostess vede lo stato pietoso nel quale mi ritrovo, educatamente domanda se necessito di fazzolettini. Con un filo di voce le rispondo un: <<Thanks.>> mostrandole il pacchettino che ho in mano. La sua gentilezza mi fa sentire ancora più triste. Mi siedo, non so nemmeno dove. Prima di spegnere il cellulare leggo i due SMS in arrivo. Il primo è di mia cugina: “Vi auguro buon viaggio e se non sai a chi lasciare il gatto me ne occupo io così lo cucino con la polenta.” Questo almeno mi fa sorridere. Il secondo è di mio papà: “Ricordati che sei una ragazza forte e in gamba. Sono con te nella mente e nel cuore.” Questo mi devasta definitivamente.
L’aereo decolla, mentre maniacalmente continuo a guardare verso terra. <<Ciao papi.>> mi ritrovo a sussurrare. Dentro di me, in mezzo a quelle macchine che si fanno sempre più piccole, inconsciamente lo sto ancora cercando. A volte credo seriamente che la pazzia non abbia limiti.
Per la prima ora il pianto è continuo. <<Dami non ho più fazzoletti. Per favore puoi prendermene altri nel bagaglio a mano?>> Gentilmente si alza per tirare fuori ciò che mi serve dalla cappelliera. Ho quasi finito di asciugarmi tutte le lacrime quando, probabilmente dal pianto o dalla stanchezza, inizio a essere infreddolita. <<Dami mi prendi la giacca?>> Pazientemente si rialza. Brr, fa proprio freddo su quest’aereo. <<Dami dimenticavo, mi prenderesti anche dell'acqua?>> Forse avrebbe voglia di mandarmi a quel paese ma è consapevole che c’è già l'angoscia a logorarmi, pertanto evita. Poi, per sua fortuna, mi assopisco.
Mi risveglio frastornata. Come prima cosa tolgo le lenti (un consiglio dal cuore: mai piangere con le lenti a contatto. Quando iniziano a seccarsi, si prova un dolore che impedisce di tenere aperte le palpebre e col risultato di avere due occhi gonfi come la rana Kermit dei Muppets). <<Dami ho bisogno subito del porta-lenti.>>
Per trascorrere gli ultimi trenta minuti di volo decido di leggere quello che diventerà la mia bibbia: “Impara e migliora rapidamente il tuo inglese”, ma dubito di capirci qualcosa. Ho la testa che scoppia. Apro una pagina a caso, ed eccolo lì. Un pelo nero, lungo quattro centimetri. Non un pelo nero qualsiasi… è QUEL pelo nero. Lo riconoscerei tra milioni. É il suo, di lui, del mio Birba! Mi volto verso Dami che ha seguito l'intera scena. Ci guardiamo. Non resisto. Scoppio di nuovo a piangere. Per tutto il tempo precedente ho pensato a quanto mi sarebbe mancato il mio papi. Con il suo caratteraccio ma alla fine, come dicono in tanti, è un buono. Non mi ero concentrata sul mio pelosetto, l’amore della mia vita, il mio micione. Birba, Birbaaa, Birbaaaaaa!!! Chissà per quanto tempo non ti rivedrò! Con chi farò colazione la mattina? E chi mi scalderà i piedi nel letto durante la notte? Come farò senza le tue fusa e i guai che combini? La disperazione avanza.
Sono le 20:15, ora inglese, quando finalmente atterriamo.
Come si poteva immaginare, c'è la pioggia ad attenderci. Ci dirigiamo alla metro che, direttamente dall’aeroporto, ci conduce nei pressi del B&B dove alloggeremo per alcuni giorni (sperando siano limitati), finché non troveremo una casa. Avviso immediatamente chi devo tramite messaggi.
Alle nove (le dieci in Italia) non mi è ancora arrivato l'SMS che deve avvisarmi dell’arrivo a casa di mio padre. Oddio, non sarà successo qualcosa? Non me lo potrei mai perdonare. L’ansia inizia a salirmi, ma dopo qualche secondo: “Siamo arrivati in questo istante. Al centro commerciale abbiamo trovato verze, insalate, carote e cipolle a cinquanta centesimi al chilogrammo. Proprio alla nostra portata.” Meno male che almeno lui riesce a scherzare. Bip, bip. Chissà cosa mi risponde mia madre. Le ho scritto che durante il viaggio non ho fatto altro che piangere. <<Dai Titty, tu sei una ragazza volitiva e vedrai che la buona sorte vi aiuterà. Te lo dice la vecchia. Notte.>> Se non si fosse ancora capito, nella mia famiglia siamo parecchio superstiziosi.
Titolo: Lo scrittore solitario
Autore: Nicola Ianuale
Editore: Independently published
Pagine: 240
Data di uscita: 29 dicembre 2019
Genere: Narrativa generale
Prezzo: eBook €0,99 (Gratuito con abbonamento Unlimited). Cartaceo €8,74 (prima edizione), €9,86 (seconda edizione. Formato tascabile con aggiunta di un capitolo in anteprima del nuovo romanzo)
Link per l’acquisto: amzn.to/2vqBWjB
Sinossi: Lo scrittore solitario è la storia di Daniele Serpico, detto “Dan”, diciassettenne malato d’apatia, e di William Esposito, talentuoso scrittore emergente, le cui esperienze sono legate da un fil rouge più forte di quanto essi immaginano. Il primo incontra il secondo in una fase anarchica della sua vita, in cui la consapevolezza dell’incoerenza e della falsità che lo circondano lo hanno reso insensibile e privo di qualsivoglia vitalità. Arrancando nella tediante routine quotidiana, Daniele fa la conoscenza di William prima sugli scaffali di una libreria, acquistando quello che la critica ha definito il romanzo del nuovo Fitzgerald, e poi nella via del Passo Vecchio, la strada in cui abita, carica di esoterici e misteriosi fascini celati. Muovendosi in un’atmosfera pirandelliana dal retrogusto kafkiano, le vite di William e Dan navigano in parallelo su acque all’apparenza cristalline ma, in realtà, salmastre, scortate da un caleidoscopico carosello di personaggi secondari ambigui, saccenti e contraddittori. Scavando a fondo nell’eterno dualismo tra vincenti e perdenti, William percorrerà la via della perseveranza, inseguendo un antico obiettivo, e Dan andrà alla ricerca dei pezzi mancanti per ricomporre l’enorme e metaforico mosaico della criptica vita di William, chiave di volta per comprendere meglio sé stesso.
martedì 28 aprile 2020
Segnalazione nuova uscita "VANDALICA Atti poetici in luoghi pubblici" di Veronica Annunziata, Marta Bambi, Kevin Baratta, Giuliano Cimino, Katy Fonseca, Red Irish, Penelope Logofora, Daniel Mercury, Gabriele Micelli, Francesco Minichini, Rose Mira e Rachele Ricucci - GIULIANO CIMINO EDITORE
- Data di pubblicazione: 25 mar 2020
- Editore: Giuliano Cimino
- Pagine: 63
Grazie a Giorgio Bacchi E Gabriele Micelli nacque Poetunity,un modo diverso e unico di condividere la propria Passione per la Poesia.
Curata da Giuliano Cimino,a un anno di distanza,per festeggiare il Primo compleanno di "Poetunity".
Dodici stili differenti,Dodici cuori pulsanti da diverse combinazioni,trasmissioni,impulsi e binari.
Un unico grande amore;la Poesia.
Se pensate che sui social vi sono milioni di poeti,e che infondo tutti siamo stati o possiamo essere Poeti..continuate a scorrere altri libri da acquistare.
Se credete che la Poesia sia un'Arte e come tale vada rispettata ed amata... avete trovato dodici rubini.
Sparsi per l'Italia,ma con il Valore dell'Unione che solo l'arte può donare.
Buona Lettura!

