mercoledì 24 marzo 2021

Segnalazione nuova uscita La luce calda del tramonto di Vanna Costanzo - WORDS EDIZIONI

Stamattina in collaborazione con la Words Edizioni vi segnalo il libro La luce calda del tramonto di Vanna Costanzo uscito il 22 marzo. 

Di seguito tutte le info e la trama del libro. 

Germana - Pensieri Sconnessi 


TITOLO: La luce calda del tramonto

SERIE: Trilogia del sogno americano #1

AUTORE: Vanna Costanzo

EDITORE: Words Edizioni

GENERE: Romanzo storico/Narrativa di formazione

FORMATO: Ebook (2,99) - Cartaceo (20,90)


DISPONIBILE SU AMAZON

E IN TUTTE LE LIBRERIE



Avevo diciassette anni e ricordo tutto,

come se a dividermi da quei momenti ci fosse solo una luna.



TRAMA


Pasadena, 1945 

È un placido pomeriggio d’estate quando il capitano Peter Jones, di ritorno dall’Europa negli Stati Uniti, piomba nella vita della giovane Cindy Harris. Sin da subito, la ragazza avverte insofferenza nei suoi confronti, dettata dal timore che questi possa portarle via l’adorata sorella Alexandra. Ma l’eroe che ha ammaliato l’intera famiglia Harris, è davvero quel che vuole far credere? E perché gli sguardi che le rivolge sono sempre più ambigui? Sarà la scoperta dell’uomo oltre l’uniforme a far vacillare i pregiudizi di Cindy. Quando la ragazza dichiarerà guerra al capitano Jones, si troverà a fronteggiare una battaglia contro sensazioni fino ad allora sconosciute, trascinata in un vortice di sentimenti proibiti e segreti inconfessabili. 


BIOGRAFIA 

Giovanna “Vanna” Costanzo, classe 1995. Vive a Caserta ed è diplomata in restauro delle opere pittoriche. Ama profondamente tutto ciò che ha a che fare con l’arte (in qualsiasi campo), gli animali, la natura e la Storia. Tenta di convincersi ogni giorno di essere nata nel decennio giusto, ma con scarsi risultati. La luce calda del tramonto, primo volume della Trilogia del Sogno Americano e precedentemente pubblicato in self-publishing su Amazon, segna il suo nuovo esordio per la Words Edizioni.


ESTRATTI

1.

Un tempo sono stata molte cose. Un tempo sono stata come te e quel che gli altri credevano che io fossi, ciò che più faceva loro comodo.

Oggi sono solo una donna come tante, nata il giorno 10 di un caldo e assolato martedì aprilino, e ciò che sta per aprirsi davanti ai tuoi occhi è stata l’estate della mia vita, la mia estate del 1945.


2. Non era stata la bellezza a colpirmi, ma l’atteggiamento spudorato e sicuro di sé nel fronteggiare il mio sguardo. Continuava a fissarmi da sopra la sua spalla ornata della toppa con la stella alata della 4th Air Force. Era appena voltato e, senza aprire bocca o battere ciglio, non trasmetteva alcuna espressività, come una statua di cera piazzata lì di proposito per incutere soggezione.

Il viso liscio e squadrato incorniciava due incredibili occhi cobalto, che quasi parevano cozzare con i lineamenti decisi. Non lo capivo, ma non riuscivo nemmeno a distogliere l’attenzione: c’era qualcosa in quello sguardo che non mi dava tregua, ma non ne restai ammaliata. Mi ricordava uno di quei soldatini di latta fatti con lo stampino con cui mio fratello giocava da piccolo.

Le labbra serrate e il piglio di sufficienza che aveva assunto mi irritarono ancora di più. Che uomo presuntuoso e arrogante sarai mai?


3. «Forse non mi hai sentito bene, ragazzino» con passo pesante si avvicinò a noi. «Ti ho detto di levarle quelle luride mani di dosso!»

A quelle parole ringhiate alternava delle pause minacciose. Avevo intuito che da lì a poco sarebbe scoppiata una rissa.

Stufo di quell’impiccio, Johnny mollò la presa soffocante e si avventò sul suo guastafeste, ma era in netto svantaggio. Forse avrebbe dovuto seguire l’addestramento militare con più serietà, perché il mio miraggio scansò un destro e lo afferrò facendolo ribaltare con un sonoro tonfo. Tenne Johnny bloccato a terra per quasi due minuti, con il braccio tirato dietro la schiena che sembrava sul procinto di slogarsi, finché quell’idiota non supplicò di lasciarlo andare. A malincuore, il campione lo lasciò libero, era stato fin troppo facile, così lasciò fuggire via quel lupacchiotto spelacchiato che era con la coda fra le gambe.   

«Grazie, signor Jones» sospirai, riprendendomi dalla paura. Il cuore mi batteva ancora all’impazzata e non riuscivo a controllare il mio respiro.

«Chiamami solo Peter, altrimenti mi farai sentire vecchio già a ventisette anni» disse sorridendomi.


4. Il Capitano Jones condivideva con pochissimi uomini quella particolare bellezza che era dovuta più al fascino e al portamento che all’aspetto fisico in sé, dovevo dargliene atto. Forse era anche per quello che non riuscivo a nutrire per lui alcuna simpatia: chi lo aveva creato era stato anche fin troppo generoso, e lui doveva esserne conscio. Non si possedevano due occhi come i suoi per non provare il gusto di spezzare cuori con un solo sguardo.



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